Il denaro NON esiste
- Daniela Schiroli
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
IL DENARO NON ESISTE
E se ciò che chiamiamo denaro fosse soltanto il simbolo di qualcosa di molto più grande?
“Il denaro non esiste.”
È una frase provocatoria, lo so.
Eppure più osservo il nostro rapporto con il denaro, più mi rendo conto che abbiamo finito per attribuire al simbolo un potere che appartiene, in realtà, a ciò che il simbolo rappresenta.
Pensiamoci.
In natura non esistono gli euro.
Non esistono i conti correnti, gli stipendi, i prezzi, i mutui o i saldi bancari.
Esistono risorse.
Esistono materie prime.
Esiste il tempo.
Esiste il lavoro.
Esistono capacità, conoscenza, creatività, relazioni, scambi.
Ed esiste soprattutto il valore.
Il denaro è uno dei sistemi che l’essere umano ha creato per rappresentare, misurare e trasferire questo valore.
Il denaro è un accordo collettivo
Una banconota da 50 euro, presa semplicemente come oggetto, è un pezzo di carta stampata.
Perché allora possiamo utilizzarla per acquistare qualcosa?
Perché collettivamente riconosciamo il significato che porta con sé.
Il suo potere non risiede nella carta: risiede nell’accordo.
E oggi questo concetto è ancora più evidente, perché una parte enorme del denaro che utilizziamo non viene nemmeno percepita fisicamente.
Vediamo numeri su uno schermo.
Un accredito.
Un bonifico.
Un pagamento elettronico.
Una cifra che aumenta o diminuisce.
Dietro quei numeri esiste un sistema estremamente concreto di diritti, obblighi e scambi, ma il numero rimane una rappresentazione del valore, non il valore stesso.
Ed è proprio qui che possiamo iniziare a cambiare prospettiva.
Abbiamo confuso il denaro con la ricchezza
Quante volte diciamo:
“Non ho abbastanza.”
“Non posso permettermelo.”
“Devo guadagnare di più.”
“Ho paura di rimanere senza soldi.”
Sono preoccupazioni che possono riferirsi a necessità molto reali. Ma, interiormente, rischiamo di compiere un passaggio ulteriore: identificare completamente la nostra possibilità di ricevere, creare e vivere con il numero presente sul conto corrente.
E se invece cominciassimo a distinguere denaro, valore e abbondanza?
Il denaro può diminuire.
Il valore che siamo capaci di creare può rimanere.
Possiamo perdere una determinata entrata e incontrare una nuova opportunità.
Possiamo non possedere una determinata risorsa e riceverla attraverso uno scambio, una collaborazione, un’idea o una possibilità che prima non avevamo considerato.
Questo non significa negare l’importanza del denaro nella società in cui viviamo.
Significa smettere di considerarlo l’origine dell’abbondanza.
Il denaro non è il flusso: è uno degli strumenti attraverso cui il flusso si manifesta
Questa, per me, è la distinzione fondamentale.
Immaginiamo due persone.
Una possiede denaro ma vive costantemente nella paura di perderlo.
L’altra possiede meno denaro in quel momento, ma è capace di creare, collaborare, trasformare idee in progetti, riconoscere opportunità e generare continuamente nuovo valore.
Chi delle due possiede realmente abbondanza?
Non esiste una risposta puramente numerica.
Perché l’abbondanza non è soltanto una quantità.
È anche capacità di entrare in relazione con il flusso delle risorse.
Creare.
Dare.
Ricevere.
Scambiare.
Trasformare.
Lasciare andare.
Accogliere nuovamente.
Il vero flusso è il flusso del valore
Da questa prospettiva possiamo arrivare a un’affermazione ancora più interessante:
non è il denaro che deve fluire. È il valore.
Quando creo qualcosa che può essere utile a un’altra persona, genero valore.
Quando qualcuno riconosce quel valore e sceglie di ricambiare, avviene uno scambio.
Il denaro può essere il mezzo utilizzato per realizzarlo, ma non è ciò che ha generato il processo.
Prima del denaro c’era il valore.
Ed è questa inversione di prospettiva che può modificare profondamente il nostro rapporto con l’abbondanza.
Invece di domandarmi soltanto:
“Come posso avere più denaro?”
posso iniziare a chiedermi:
“Quanto valore sono disposta a creare, ricevere e lasciare circolare nella mia vita?”
E ancora:
“Dove sto impedendo al valore di raggiungermi?”
“Riesco a ricevere quanto riesco a dare?”
“Riconosco il valore di ciò che faccio?”
“Permetto agli altri di riconoscerlo?”
Sono domande molto diverse.
E producono una consapevolezza completamente diversa.
Dal possesso alla circolazione
Anche la parola abbondanza merita di essere liberata da un equivoco.
Abbondanza non significa necessariamente accumulare.
Un fiume è abbondante proprio perché l’acqua scorre.
Se cercassimo di fermarla completamente, cesserebbe di essere un fiume.
Allo stesso modo possiamo immaginare l’abbondanza come un sistema dinamico nel quale risorse, conoscenza, opportunità, aiuto, creatività e denaro entrano ed escono continuamente.
Il problema nasce quando abbiamo paura del movimento.
Vogliamo ricevere ma abbiamo paura di spendere.
Diamo continuamente ma facciamo fatica a ricevere.
Creiamo valore ma non riusciamo ad attribuirgli un prezzo.
Oppure identifichiamo la sicurezza esclusivamente con l’accumulo.
Il flusso, invece, richiede entrambe le direzioni:
dare e ricevere.
E allora: il denaro esiste oppure no?
Naturalmente il denaro esiste come strumento economico e le sue conseguenze nella nostra vita sono concrete.
Ma il denaro non possiede un valore assoluto indipendente dall’essere umano.
È un simbolo.
Un codice.
Una convenzione.
Uno strumento di scambio.
E forse una parte delle nostre difficoltà nasce proprio quando dimentichiamo questa distinzione e trasformiamo lo strumento nel fine.
Per questo oggi preferisco pensare così:
Il denaro non è l’abbondanza.
Il denaro non è la ricchezza.
Il denaro non è il valore.
Il denaro è uno dei linguaggi attraverso cui il valore può circolare nel mondo.
E allora forse la domanda non è più:
“Come faccio ad attirare denaro?”
La domanda diventa:
“Come posso entrare pienamente nel flusso del valore?”
Perché quando impariamo a creare valore, riconoscerlo, riceverlo e permettergli di circolare, il denaro può tornare ad occupare il posto che gli appartiene:
non padrone della nostra vita,
ma strumento al servizio dello scambio.
Una domanda per te
Se per un momento togliessi completamente il denaro dalla tua idea di abbondanza…
che cosa rimarrebbe?
Forse proprio lì potresti trovare una definizione di ricchezza molto più grande di quella che compare sul saldo di un conto corrente.



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